Quando mangiavamo insieme

 

FOTO OLYCOM

Quando ero bambina l’ora della cena era uno dei momenti più belli della giornata.

L’attesa intorno alla tavola dove la mamma ci serviva gustose pietanze era come esorcizzare tutte le tensioni negative che ci affliggevano, tutto sembrava svanire in un solo istante. “Passami il cestino del pane, o versami l’acqua” erano semplici gesti rituali che scandivamo momenti di gioia infinita, tutti noi eravamo non solo impegnati a disquisire sulla bontà del cibo, ma c’era anche uno scambio di idee sullo svolgimento della giornata, quello che aveva segnato il percorso della nostra quotidianità. Erano momenti di gioia dove l’unione familiare era un consolidamento degli affetti con un progetto di vita atto a unire nella gioia e nel dolore tutti noi.

Oggi la fotografia delle famiglie è cambiata in modo sostanziale, orari troppo diversi, chi entra, chi esce non c’è più una regola, si vive tutto con un’accelerazione spaventosa, sono rare le occasioni dove si riesce ad unire tutta la famiglia intorno ad una tavola, oggi mangiare è diventata più un bisogno fisico, eppure mangiare insieme come famiglia può soddisfare bisogni ancora più importanti, come la necessità di un dialogo aperto e confidenziale.

Una volta, la regola era che non si iniziava a mangiare se non quando si era tutti seduti a tavola e non ci si alzava fino a quando non si aveva finito, di solito si attendeva che il padre si alzasse e poi di conseguenza la famiglia sceglieva di concedersi il meritato riposo; adesso mia figlia pronuncia il suo “mi posso alzare?” quando è già a metà strada per la sua stanza.

Prima di tutto conta, come in ogni cosa, l’esempio. Se ci sediamo a tavola noi genitori, stando tutti muti, con la testa rivolta allo schermo del televisore o ad arrovellarci su come risolvere i nostri guai, difficilmente risulteremo molto interessanti per i nostri figli. L’impegno dovrebbe essere quello di sforzarci a ripristinare vecchie modalità di unione familiare, farci raccontare gli eventi della giornata capire ciò che li tormenta, o che li fa gioire, dare loro la sensazione che siamo noi ad aver bisogno del loro parere. Sediamoci a tavola convinti per primi noi che abbiamo voglia di chiacchierare.

L’abitudine di stare a tavola con piacere fa molto bene soprattutto a quei ragazzi con disturbi alimentari, anche perché da un recente studio riuscire ad unire la famiglia con il cibo è una terapia veramente efficace: mangiare insieme significa condivisione di uno spazio comune.

E’ talmente sentito il problema che negli Stati Uniti gli insegnanti per richiamare l’attenzione dei genitori hanno inserito nella pagella l’indice di massa corporea… Un vecchio spot pubblicitario recitava “meditate gente, meditate”

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Informazioni su chefsandracapuano

Sono una personal chef appassionata della cucina tradizionale italiana. Ho cucinato e scritto di cucina, ho creato eventi e collaborato alla realizzazione di prodotti televisivi e testate web, ho tenuto e tengo corsi nella mia scuola romana di cucina “La casa delle salse succose”, soprattutto per trasmettere ad altri il piacere vissuto di un’infanzia fatta di profumi antichi ed appetitosi e di piccole piacevolissime ma indimenticabili soddisfazioni del gusto. Se vorrete qualche consiglio culinario e ricette non esitate a contattarmi via mail, così come se doveste organizzare una cena io sarò a vostra disposizione e sono in grado di spendere sicuramente meno di quello che spendereste voi. Chef Sandra Sandra Capuano N.b. essendo io megalomane non riesco a sfrondare più di tanto Sandra Capuano N.b. essendo io megalomane non riesco a sfrondare più di tanto
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